
La filosofia ebraica dall'et ellenistica al Medioevo

Una cultura incontaminata.

    L'ebraismo  una religione e le verit che insegna sono verit
religiose: questa  la grande differenza fra il pensiero ebraico e
tutte le altre forme di filosofia che si sono succedute sia in
Oriente sia in Occidente. Per la cultura ebraica la religione (o
la teologia) non  un aspetto della riflessione filosofica, ma il
fondamento indiscutibile e indiscusso di ogni possibile verit:
Tutta la sapienza viene dal Signore ed  con lui per tutti i
secoli (Ecclesiastico, I, 1).
Nel corso della sua storia millenaria il popolo di Israele  stato
a contatto con molti altri popoli e con molte altre culture, ma la
sua identit religiosa  rimasta sostanzialmente incontaminata.
Il pensiero ebraico, quindi, incontra qualche difficolt a
presentarsi come pensiero filosofico secondo gli schemi
tradizionali dell'Occidente (ma anche dell'Oriente): sia la
Verit, sia i princpi morali, sono all'interno della Scrittura
che contiene la Legge.
I primi insediamenti di trib israelite (semite) in Palestina
risalgono al 1500 avanti Cristo Ad esse, intorno al 1250, si
uniscono altre trib che avevano lasciato l'Egitto sotto la guida
di Mos. Dopo un primo periodo in cui il popolo ebraico 
organizzato in Confederazione delle Dodici Trib, viene adottata,
nel corso dell'undicesimo secolo avanti Cristo, una forma
monarchica di governo. Nel 1030 viene proclamato re Saul; dal 1004
al 966 il re  David e, dal 966 al 926, Salomone, che costruisce
il Tempio di Gerusalemme.
Nell'VIII secolo Israele diventa una provincia assira, e molti
Israeliti vengono deportati in Mesopotamia.
Nel 577 Gerusalemme  conquistata e distrutta da Nabucodonosor.
Gli Ebrei vengono deportati a Babilonia (Cattivit babilonese):
inizia la diaspora, cio la dispersione del popolo di Israele
allontanato forzosamente dalla Palestina. Nel 539 i Persiani
conquistano Babilonia e anche la Palestina entra a far parte
dell'Impero persiano.
A partire dalla met del quinto secolo avanti Cristo ha luogo una
riorganizzazione politica e religiosa degli Ebrei rientrati in
patria (il Tempio di Gerusalemme era stato ricostruito alla fine
del sesto secolo). In questo periodo vengono gettate le basi di
quel diritto divino che caratterizza la vita del popolo ebraico e
che ha il suo fondamento nella Torh (La Legge).
La Torh  costituita dal Pentateuco, cio dai primi cinque libri
della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio).
Secondo la tradizione la stesura di alcune parti del Pentateuco
sarebbe opera dello stesso Mos; nel libro dell' Esodo, ad
esempio, si legge che Il Signore disse a Mos: "Scrivi queste
cose per ricordo nel libro [...]" (17, 14). La tradizione vuole
anche che il numero dei libri sacri sia stato fissato dalla Grande
Sinagoga, un consiglio di centoventi membri, fondata, appunto, nel
444 avanti Cristo, e che avrebbe lavorato sino alla fine del terzo
secolo avanti Cristo
La Bibbia ebraica si divide in tre parti: Torh (La Legge), Neviim
(I Profeti) e Kethuvim (Gli Agiografi). La dottrina ebraica, oltre
che nella Bibbia,  contenuta nel Talmd (letteralmente Studio):
si tratta del codice della Legge orale, cio l'insieme delle
tradizioni rabbiniche sviluppate nel commento alla Torh e nelle
discussioni tenute presso le Accademie rabbiniche. Il Talmd 
formato dalla Mishn (ripetizione), dalla Ghiemar (commento
alla Mishn) e dalle riflessioni delle diverse scuole rabbiniche.
Esistono due Talmd: il Talmd di Gerusalemme e il Talmd
babilonese, redatti fra il quarto e il sesto secolo dopo Cristo
Nel 322 avanti Cristo la Palestina passa sotto il controllo di
Alessandro Magno e, a partire da questo momento, si verifica un
flusso di Ebrei verso l'Egitto, anch'esso sotto il controllo
macedone, che va a incrementare una presenza che risaliva alla
conquista di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor. Nel corso del
terzo secolo avanti Cristo l'esigenza della comunit ebraica
d'Egitto di avere un testo della Bibbia tradotto in greco sembra
incontrarsi con quella di Demetrio Falereo, che voleva inserire i
libri sacri degli Ebrei nella Biblioteca che stava organizzando ad
Alessandria. Il Sommo Sacerdote di Gerusalemme avrebbe aderito
alla richiesta inviando settantadue anziani - sei per ciascuna
trib - che, nell'isola di Faro, avrebbero portato a compimento la
traduzione in settantadue giorni. Al di l della leggenda, la
Bibbia tradotta in greco in fasi successive, fra il terzo secolo
avanti Cristo e la fine del secondo,  nota con il nome di Bibbia
dei Settanta.
    Per la cultura ebraica l'incontro con quella greca in Egitto
, quindi, uno dei tanti incontri e confronti con altre culture
realizzati nel corso della sua storia millenaria, nessuno dei
quali aveva contaminato il suo nucleo etico-religioso. Per questo,
forse, il confronto con la filosofia greca non crea quel contrasto
che aveva caratterizzato i primi rapporti fra cristiani e Greci.
Il mondo ebraico, come i primi cristiani, si presenta a quello
greco con la certezza che la Sapienza coincide con la Verit
rivelata (con la Torh), ma, a differenza di quanto faranno i
cristiani con Paolo di Tarso, non vede nella sapienza dei Greci
presunzione e stoltezza davanti a Dio. Anzi, gli Ebrei trovano
nella filosofia greca una conferma della Verit della Legge: solo
attraverso un contatto diretto con i profeti i Greci hanno potuto
sviluppare la loro sapienza. Lo stesso Platone avrebbe incontrato,
durante un soggiorno in Egitto, il profeta Geremia e avrebbe
appreso da lui l'insegnamento di Mos fondato sul
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